Abbiamo incontrato il Sindaco di Ranica per tracciare un bilancio della sua amministrazione ponendogli le domande più care ai ranichesi, alcune delle quali raccolte tramite i nostri social. Ecco cosa ci ha raccontato.

Sindaco, buongiorno. Partiamo dal lato umano: si trova quasi a metà della sua esperienza da sindaco. Come ha vissuto a livello personale questo periodo alla guida di Ranica?

«Come dico sempre, non era nei miei piani iniziali, volevo solo dare una mano in municipio, ma poi ho accolto positivamente la scelta della lista. Volevo fare il marinaio e invece mi è toccato fare il capitano della nave (sorride, ndr). L’ho vissuto come un impegno totalizzante: devo ammettere che fare il Sindaco oggi significa fare più l’”amministratore delegato” che il politico puro. Devi far quadrare i conti, tappare i buchi e far girare la macchina burocratica. In effetti non si vede la fila di chi vuole ricoprire questo ruolo perché è molto impegnativo. Ma la soddisfazione di veder realizzate le opere per la propria comunità ripaga di tutto. E poi devo dire che, rispetto ad altre realtà, qui a Ranica lavoriamo in un clima sereno. C’è un ottimo spirito di squadra con gli assessori il cui lavoro silenzioso e costante è il vero motore del nostro Comune. Qualsiasi successo ottenuto finora è merito dell’impegno di tutta la squadra.

Le polemiche strumentali sono pochissime e anche con la minoranza c’è un buon rapporto, pur nella naturale distinzione dei ruoli. Se abbiamo idee diverse discutiamo, ma sempre con rispetto. L’unica cosa che fatico a capire sono le critiche, seppur sporadiche, rivolte a scelte amministrative lontane nel tempo di diversi anni. Chiedo questo: quando farete un bilancio sul mio operato, giudicatemi per quello che ho fatto (o non ho fatto) da quando mi sono insediato, non per il passato lontano. Del passato si può solo prendere atto per non ripetere gli stessi errori».

Qual è stata la criticità più grande da affrontare in municipio?

«Paradossalmente è stata interna: abbiamo dovuto gestire una situazione di turnover di ben 11 dipendenti su 25. L’ufficio tecnico ha sofferto più di tutti, perdendo tre dipendenti su quattro. Non è stato facile trovare sostituti: nel settore privato le retribuzioni sono molto più alte, mentre il contratto pubblico non è competitivo. È un problema generale dei comuni, non solo di Ranica. Fortunatamente ora, grazie a qualche rientro, ci stiamo rialzando. Inoltre abbiamo firmato una convenzione triennale per una segretaria comunale definitiva: una professionista giovane, classe 1993, che prenderà servizio dal 1° ottobre e che sarà presente per due giorni a settimana. Questo ci darà sicuramente uno slancio».

In questi anni il paese ha visto l’apertura di diversi cantieri, spinti sia dal PNRR che dalla necessità di effettuare vari interventi di manutenzione. Possiamo tracciare un bilancio sui lavori portati a termine e su quelli in programma?

«Sì, e ne vado orgoglioso. Abbiamo cercato di recuperare molte manutenzioni sul territorio che erano state lasciate indietro per mancanza di risorse. Penso ai lavori sulle strade, come l’asfaltatura di Via Marconi e la sistemazione del fondo in via Donizetti, fino agli interventi sui parchi e sulle strutture sportive, dove abbiamo cambiato tutte le luci al campo di calcio e sistemato gli spogliatoi. Le prossime opere programmate che mi vengono in mente sono la sostituzione del tabellone informativo fuori dal municipio e la sistemazione di viale delle Rimembranze, che attualmente è dissestata dalle radici degli alberi.

Per quanto riguarda i grandi cantieri PNRR, ci siamo concentrati molto sulle scuole comunali, dove abbiamo chiuso gli interventi in forte anticipo rispetto alle scadenze, sistemando riscaldamento, bagni, tetti e adeguamento antisismico. Un fiore all’occhiello è il Nido: abbiamo curato ogni dettaglio, cambiando e sistemando tutto. Oggi sia il Nido che la sezione Primavera sono al massimo della capienza e ci sarà anche la possibilità di portare i posti da 24 a 30.»

Sul tema delle opere pubbliche, avete lavorato anche al Parco di via Conciliazione. Eppure, dalla minoranza e da alcuni residenti arrivano ancora lamentele e segnalazioni per episodi di degrado.

«Noi sul Parco Conciliazione siamo intervenuti in modo concreto: abbiamo rimosso le vecchie traversine dei binari, potato il verde e ritinteggiato gli arredi grazie allo straordinario lavoro dei cittadini volontari e della Protezione Civile. Le segnalazioni però le ascolto e le comprendo: sappiamo che la sola manutenzione non basta. Serve presidio, per questo la nostra Polizia Locale e le forze dell’ordine monitorano l’area. Continueremo a fare la nostra parte affinché resti uno spazio sicuro per le famiglie».

Un tema caldo, in tutti i sensi, è la biblioteca. Quest’estate è rimasta sostanzialmente inutilizzata (eccezion fatta per un’auletta climatizzata) a causa dell’aria condizionata rotta. Ci sono dei lavori in programma?

«Si, il disagio c’è stato ed è innegabile. Pur vero che l’edificio non è vecchissimo, ma purtroppo gli impianti hanno avuto un deterioramento precoce e importante, ed è per questo che il nostro prossimo grande cantiere riguarderà proprio il Centro Culturale Roberto Gritti, sia per l’Auditorium che la biblioteca. Parliamo di un investimento da circa un milione di euro per rifare l’impianto di climatizzazione e l’isolamento del tetto, risolvendo l’altro problema delle infiltrazioni. Nel frattempo, sempre in biblioteca, rinnoveremo lo spazio per i più piccoli grazie ad una donazione privata di 10.000 euro da parte di un ex cittadino».

A pochi metri di distanza sorge un altro cantiere centrale per il paese, quello della Ex Zopfi, che sembra fermo da qualche mese. A che punto siamo?

«Le demolizioni in superficie e la caratterizzazione ambientale sono terminate con esito positivo. A breve saranno presentati i progetti esecutivi per proseguire con le demolizioni sotterranee. La convenzione prevede dieci anni di tempo, ma sappiamo che la ditta incaricata ha un metodo di lavoro fortemente standardizzato e rapido. Per questo motivo siamo fiduciosi che, una volta avviata la costruzione vera e propria degli edifici, le tempistiche di realizzazione saranno molto veloci».

A proposito di abitare, inevitabile osservare che a Ranica ormai sia quasi proibitivo, specialmente per i giovani.

«È un’osservazione purtroppo corretta, il mercato immobiliare qui ha costi altissimi. Per questo puntiamo sulla riqualificazione dell’area ex Zopfi dove, oltre alle nuove abitazioni, prevediamo un lotto di edilizia convenzionata che potrebbe dare un po’ di respiro proprio sul tema abitativo».

Tra le varie opere indicate nel vostro programma, mancherebbe all’appello lo sviluppo del progetto riguardo la residenza leggera per anziani nell’area ex Acli. Questo è dettato da una riconsiderazione sulla destinazione dell’area o ci sono altre ragioni?

«Nessuna riconsiderazione, al progetto tenevo in maniera particolare. Parliamo però di un piano di recupero importante del valore complessivo di quasi 4 milioni di euro e la ragione dello stallo è puramente economica: non è stato possibile accedere ai finanziamenti esterni. Le risorse messe a disposizione dallo Stato erano una goccia nel mare – circa 200 milioni per l’intera Italia a fronte di richieste per miliardi – e anche i bandi del GSE sono stati sospesi per l’eccesso di domande. Anche il Fondo Cariplo era disposto a concedere un finanziamento, ma per una quota minima. Su questo voglio essere molto chiaro, come ho sempre detto anche confrontandomi con la minoranza: se il Comune deve finanziare la residenza leggera con le proprie risorse, l’opera non si potrà realizzare. Il Comune di Ranica, con le sue sole risorse, non ha l’opportunità di coprire un intervento di questa portata. Rimane il dispiacere per questo rallentamento, ma abbiamo ancora tempo e restiamo vigili in attesa di nuovi bandi: opere straordinarie come questa possono essere realizzate solo tramite contributi esterni».

Sempre in tema di opere, come ha risposto il territorio alle ondate di maltempo di questi anni? L’infrastruttura si è rivelata pronta?

«Sì, il nostro centro si è salvato grazie all’efficacia delle vasche di laminazione realizzate in passato sotto il Parco Camozzi. Hanno intercettato le acque evitandoci i danni subiti da diversi Comuni vicini. La prevenzione funziona. Inoltre, dopo i danni del settembre 2024, abbiamo ricevuto 410mila euro di fondi regionali per la messa in sicurezza degli elementi del reticolo idrico minore, fondamentale per ridurre i rischi legati a esondazioni, allagamenti e cedimenti delle sponde. Ci è stato concesso dalla Regione anche un ulteriore finanziamento di 310mila euro, cioè il 50% del valore delle opere, per la sistemazione strutturale dei rioli di confine con Torre Boldone».

Parliamo di bilancio: tasse e rifiuti. Come si spiega ai cittadini l’aumento dell’IRPEF e le novità (con annesse polemiche) alla piazzola ecologica?

«Ranica ha il grande pregio di non avere debiti o mutui aperti, un unicum nelle amministrazioni locali. Tuttavia dobbiamo fare i conti con tagli statali continui e un patrimonio pubblico che invecchia. L’adeguamento dell’IRPEF è stato necessario, ma abbiamo fatto previsioni prudenti perché ad oggi non conosciamo ancora il reale impatto di questa addizionale sulle nostre casse.

Sul fronte rifiuti, ci siamo trovati davanti a un bivio: aumentare fortemente i costi in bolletta oppure rimodulare i ritiri porta a porta. Abbiamo scelto la seconda via: il vetro e la carta verranno ritirati ogni 15 giorni, mentre la plastica manterrà la cadenza settimanale. In amministrazione spesso si è costretti a scegliere non la soluzione perfetta, ma la “meno peggio”, e mi rendo conto che a volte sia difficile comprenderlo per i cittadini. In questo caso, il ritiro meno frequente di carta e vetro ci è sembrato il male minore. Sulla piazzola ecologica invece abbiamo investito 30.000 euro per automatizzare gli ingressi e pesare i rifiuti. Questo per adeguarsi alle normative statali oggi molto stringenti e che il Comune deve applicare con rigidità, superando la tolleranza del passato. Qualche malumore c’è stato, soprattutto appena cambiate le tessere quando c’è stato un po’ di disordine in piazzola ecologica. È normale, ma era un atto dovuto».

In questi anni l’amministrazione ha collaborato molto con le realtà del territorio, penso alla Polisportiva, alla Banda, all’Oratorio, che sono ricche di giovani volenterosi e attivi. Gli stessi giovani che però, troppo spesso, mancano all’interno delle istituzioni.

«A Ranica abbiamo la fortuna di avere una gioventù vivace e piena di talento. Ne ho avuto l’ennesima conferma di recente, in occasione del centenario dell’Oratorio: ho visto il musical preparato dai ragazzi e mi è piaciuto tantissimo. Ripercorreva la storia del nostro paese e tantissimi ranichesi si sono rivisti in quelle scene. Hanno fatto un lavoro eccezionale, a dimostrazione di cosa sono capaci di fare se messi nelle condizioni giuste. Lo stesso entusiasmo lo tocchiamo con mano nelle attività del Progetto Giovani del Comune, nella Polisportiva e nel Corpo Musicale – una realtà che elogio sempre a fine concerto perché, prima ancora di fare musica, crea relazioni umane vere e rappresenta un punto di aggregazione raro per i più giovani.

Dall’altro lato, sappiamo bene quanto sia dura per i ragazzi oggi: il mercato del lavoro è instabile e comprare o affittare casa qui a Ranica ha costi molto elevati. Come Comune cerchiamo di supportarli con spazi e servizi, ma constatiamo troppo spesso che sono proprio i giovani a non presentarsi. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere la situazione da solo. La vera progettualità per i giovani deve renderli protagonisti: serve che un gruppo di ragazzi si faccia avanti, crei aggregazione e si metta in gioco dialogando con l’amministrazione. Il ricambio generazionale deve avvenire anche dentro la casa comunale, la comunità ha bisogno delle vostre idee».

Venendo dunque alla politica comunale, a cui ha accennato, qual è il futuro della sua lista? Lei incentiva i giovani a farsi avanti, ma sappiamo bene che ruoli chiave, come ad esempio gli assessori, richiedono anche esperienza amministrativa. Come si gestisce questa transizione?

«Stiamo lavorando proprio a questo, prevedendo l’affiancamento. Non si può prendere un ragazzo o una ragazza senza un periodo formativo e una rete di supporto alle spalle e delegarli al ruolo di assessore o di sindaco. Il futuro della nostra lista passa da questo mix: l’energia e le idee fresche dei più giovani, affiancate a chi ha già esperienza amministrativa e può fare da “chioccia”, insegnando loro come far girare la macchina pubblica.»

A questo punto viene spontaneo chiederlo: alle prossime elezioni si ricandiderà per fare lei da “chioccia”?

«A fine mandato avrò 73 anni ed è auspicabile un ricambio generazionale sia nella figura del sindaco che degli assessori. Il mio appello è che il prossimo sindaco di Ranica sia un volto giovane e mi auguro che arrivino nuove leve a portare avanti il lavoro di Proposta per Ranica per l’ottavo mandato consecutivo. Sappiamo che per i ragazzi oggi è dura, ma la comunità ne ha bisogno, per cui dico loro: fatevi avanti».

Rimanendo sul tema giovani, alcuni studenti si chiedono il motivo della mancata adesione alla convenzione dell’ATB sugli abbonamenti, presente invece in alcuni comuni limitrofi.

«È una scelta politica precisa. Aderendo alla convenzione si finisce per sovvenzionare l’abbonamento indiscriminatamente a tutte le fasce di reddito. Noi invece preferiamo mirare le risorse verso chi ne ha davvero bisogno, facendo un rimborso diretto a chi ha un ISEE inferiore ai 15mila euro, che è il valore indicato dalla Regione per il contributo Dote Scuola. Uscirà a breve il bando sul sito del Comune, lo riteniamo il metodo più equo».

Per concludere: in questi giorni ci saranno dei cambiamenti nella comunità religiosa ranichese, con la partenza di don Francesco e di don Paolo e l’arrivo di don Massimo.

«Sì, è un momento di passaggio per la parrocchia. Da parte dell’amministrazione va un saluto al parroco uscente, don Francesco, e un grazie per il periodo trascorso a Ranica. Ci tengo a ringraziare in modo particolare don Paolo per il lavoro fatto soprattutto con gli adolescenti in questi anni e, allo stesso tempo, a dare un calorosissimo benvenuto a don Massimo. So che è un prete giovane e penso che il suo ruolo sia fondamentale per una comunità come la nostra: sarà più facile per lui parlare il linguaggio dei ragazzi, intercettare i loro bisogni e tenerli uniti. Avere figure dinamiche come punto di riferimento per le nuove generazioni è una risorsa inestimabile. A don Massimo assicuro fin da subito che troverà la nostra porta aperta».


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