La torrida ondata di calore di questi giorni sta mettendo a dura prova non solo la nostra sopportazione dell’afa, ma anche la tenuta di un’infrastruttura fondamentale per il nostro sollievo: la rete elettrica. Nel giro di soli quattro giorni, alcune zone di Ranica e dei comuni limitrofi hanno subito due vasti blackout che hanno lasciato al buio gran parte delle abitazioni e delle attività commerciali del paese. Il primo episodio si è verificato nella serata di venerdì 19 giugno, con un’interruzione a intermittenza che ha fatto “singhiozzare” luci ed elettrodomestici. Lunedì 22, invece, il distacco è stato netto e definitivo, lasciando i cittadini di Ranica senza corrente per una decina di minuti.
La problematica è più diffusa di quanto si possa pensare e, secondo gli esperti, i disservizi sono direttamente collegati alle temperature record. Le interruzioni elettriche che hanno colpito Ranica, ad esempio, si inseriscono in un quadro di disagio ben più ampio che ha coinvolto numerose zone del Nord Italia, arrivando a toccare città come Bergamo, Torino e l’hinterland milanese.
Le ragioni fisiche
Quando fa molto caldo, la rete elettrica sotterranea subisce due effetti critici che si alimentano a vicenda. Da un lato registriamo il picco dei consumi: per combattere l’afa, accendiamo tutti simultaneamente i climatizzatori, facendo schizzare alle stelle la quantità di corrente che deve scorrere attraverso i cavi. Dall’altro lato interviene il calore intrappolato sotto il suolo: il passaggio di un’elevata mole di energia genera naturalmente calore per via del cosiddetto effetto Joule.
Il problema, infatti, riguarda i cavi della bassa tensione (ovvero l’ultimo tratto della rete elettrica prima di raggiungere i consumatori) che sono interrati a circa un metro e mezzo di profondità sotto l’asfalto. Nelle giornate più calde, il manto stradale può superare i 60 gradi di temperatura e dunque finisce per comportarsi come il coperchio di un forno, trattenendo il calore e ostacolando la dissipazione termica. Sottoposti per giorni a temperature elevate, i materiali isolanti che rivestono i conduttori metallici si deteriorano progressivamente fino a cedere, provocando l’interruzione del flusso di corrente.

Il percorso della corrente fino a Ranica
Sul nostro territorio comunale, l’infrastruttura elettrica è gestita da E-Distribuzione. L’energia arriva alle case dei ranichesi attraverso una rete articolata su diversi livelli di tensione, progettata per garantire efficienza nel trasporto e sicurezza nell’utilizzo domestico.
Inizialmente l’elettricità viaggia ad alta tensione su tralicci aerei, un sistema che ne permette il trasporto dalle centrali riducendo al minimo le dispersioni. Successivamente entra nelle cabine primarie, enormi impianti che abbassano la tensione a un livello medio, avvicinandola ai centri abitati. Il gradino finale è rappresentato dalle cabine secondarie, che convertono ulteriormente l’energia in bassa tensione per alimentare in totale sicurezza la rete interrata diretta ai nostri contatori. L’estensione del blackout a Ranica dipende esattamente dal punto in cui il cavo si scioglie lungo questo percorso: se si danneggia un tratto a bassa tensione sotto una singola via, la corrente salterà solo in quei palazzi; ma se il calore fa cedere un giunto in uscita da una cabina secondaria, un intero quartiere resterà al buio, dinamica molto probabile per quanto accaduto lunedì sera.

Fonte: tecnologiaduepuntozero.it
Il paradosso delle riparazioni continue
Di fronte a questi disagi, molti cittadini si chiedono perché la società elettrica non prevenga il problema sostituendo in blocco i vecchi cavi prima dell’estate. In realtà, secondo Alberto Berizzi, professore di Sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano, gli investimenti sulla rete sono costanti e costantemente incentivati dall’autorità nazionale Arera, ma prevedere con esattezza dove avverrà il cedimento sotterraneo è quasi impossibile. I tecnici danno la priorità ai tratti più usurati, tuttavia il caldo anomalo logora anche i cavi più recenti a causa dei continui sbalzi termici. Inoltre le procedure di ripristino creano un vero e proprio paradosso strutturale: la rete sotterranea è composta da segmenti uniti tra loro da giunti. Quando un tratto si brucia, i tecnici devono tagliare la parte fusa e inserire un nuovo pezzo di cavo, aggiungendo inevitabilmente due nuovi giunti alle estremità. In sostanza ogni singola riparazione frammenta il cavo originale. Aumentando il numero dei giunti, che rappresentano i punti più fragili dell’intera infrastruttura, la rete diventa paradossalmente ancora più vulnerabile per l’estate successiva. L’unica vera alternativa per risolvere il problema alla radice sarebbe sventrare sistematicamente tutte le strade per posare reti interamente nuove. Si tratta però di un’operazione impensabile, non solo per gli enormi costi economici, ma anche per la conseguente e prolungata paralisi del traffico e della viabilità.
La rete elettrica vive sempre al limite
C’è infine un’ultima ragione, più profonda e sistemica, che spiega i blackout di questi giorni estivi. Le reti elettriche sono studiate dagli esperti come sistemi critici auto-organizzati: per logiche economiche e gestionali, vengono progettate per funzionare quasi sempre in prossimità del loro limite di capacità massima. Costruire un’infrastruttura ampiamente sovradimensionata, ad esempio installando ulteriori linee di “backup”, significherebbe avere delle reti che lavorano abitualmente solo a una piccola percentuale delle loro possibilità, con conseguenti costi strutturali insostenibili che si riverserebbero inevitabilmente in bolletta.
D’altra parte, invece, lavorare sul filo della soglia critica durante i picchi di domanda rende l’elettrodotto estremamente suscettibile agli imprevisti. Basta davvero poco, come un singolo giunto che si deteriora per l’eccessivo calore sotto le nostre strade, per innescare una rapida reazione a catena. I sistemi di sicurezza escludono intere parti della rete per evitare danni maggiori e mandano in blocco parziale la fornitura, costringendoci ad armarci di pazienza in attesa del tempestivo intervento dei tecnici.
Fonte: il Post, Corriere di Bergamo / L’immagine di copertina è stata migliorata tramite l’utilizzo di software AI.







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