Alle 16:35 di oggi, sabato 11 ottobre, una freccia bianca ha attraversato Ranica sulla SP35, lasciando dietro di sé un silenzio carico di stupore e applausi: era Tadej Pogacar, l’alieno del ciclismo moderno, lanciato in solitaria verso la quinta vittoria consecutiva del Giro di Lombardia.
La gara
La storica corsa, partita dal Lago di Como e diretta a Bergamo, ha vissuto il suo punto di svolta proprio sulle salite bergamasche. Dopo la Madonna del Ghisallo e la Roncola, è stato il Passo di Ganda, sopra Vertova, a decidere le sorti della gara. Da lì, a 37 chilometri dal traguardo, Pogacar ha fatto quello che ormai è la sua firma: uno scatto secco, potente, devastante.
In pochi secondi ha staccato i rivali, annullato la fuga dell’americano Quinn Simmons e aperto un vuoto che nessuno è più riuscito a colmare. Dietro di lui, solo Remco Evenepoel, arrivato a quasi due minuti, ha provato a resistere alla furia slovena.

Fermoimmagine RAI
A Ranica, la folla assiepata lungo la provinciale verso il centro ha vissuto l’emozione del grande ciclismo. Applausi, telefoni alzati, ma solo per pochi istanti: Pogacar è sfrecciato via, diretto verso Bergamo Alta, dove la storia lo attendeva.
Lo sloveno leggendario
Con questa vittoria, Pogacar entra ufficialmente nella leggenda: cinque “Lombardie” di fila, meglio persino di Fausto Coppi, che pure ne vinse cinque ma non consecutivamente.
Una supremazia mai vista nella storia delle Classiche, che consacra il ventisettenne sloveno come dominatore assoluto della sua epoca.

Foto: AFP
Il suo passaggio per Ranica non è stato solo un episodio sportivo, ma un piccolo evento di comunità: molti cittadini si sono affacciati alle finestre, altrettanti si sono affollati lungo il guardrail del provinciale per assistere all’impresa.
Per un giorno, la viabilità deviata non è stata un disagio ma un motivo di orgoglio. Ranica ha applaudito il ciclismo vero, quello che ancora emoziona e unisce.
Immagine di copertina: fermoimmagine Rai







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