Una pellicola nata lontano dai grandi circuiti produttivi, cresciuta passo dopo passo grazie all’autoproduzione e da qualche settimana approdata su Prime Video. Dead Star, thriller psicologico e metacinematografico, segna il debutto nel lungometraggio del regista bergamasco David Milesi ed è il primo progetto della produzione Demodami Studios, realtà indipendente con sede a Ranica.
Il film è disponibile sulla piattaforma streaming di Amazon dal 12 dicembre, incluso per gli abbonati, dopo un percorso festivaliero internazionale che ha portato Dead Star a ottenere diversi riconoscimenti. Un risultato significativo per una produzione sviluppata al di fuori dei circuiti tradizionali, ma capace di raggiungere una distribuzione globale.
Per l’occasione, abbiamo raccolto il racconto della genesi del progetto direttamente da Diandra Elettra Moscogiuri, che nel film interpreta Stella, figura chiave della storia, ed è anche co-sceneggiatrice e produttrice. «Dead Star nasce dal desiderio di raccontare una storia più nostra», spiega. «Per anni abbiamo lavorato all’interno di produzioni altrui: esperienze importanti, ma che a un certo punto non ci soddisfacevano più dal punto di vista creativo. Sentivamo il bisogno di assumerci la responsabilità completa del progetto».

Una scelta non semplice, ma consapevole. «Volevamo scrivere e dirigere un film che ci rappresentasse davvero», racconta ancora Moscogiuri, che arriva al cinema dopo un percorso articolato tra danza, teatro, televisione e scrittura narrativa. «Il mio avvicinamento al cinema è stato molto pratico, fatto di set e di lavoro sul campo. Dead Star è il momento in cui abbiamo deciso di rischiare in prima persona».
Le influenze dichiarate spaziano dal cinema di Woody Allen e Alfred Hitchcock alla letteratura russa, in particolare Delitto e castigo di Dostoevskij. Al centro del film ci sono ossessioni, conflitti interiori e il confine sottile tra realtà e finzione. Dead Star racconta infatti una storia che prende avvio da una produzione cinematografica in crisi, trasformandosi progressivamente in un gioco metanarrativo che riflette sul senso stesso del fare cinema e sui suoi meccanismi più nascosti.

Girato tra Salento e Milano, con alcune scene realizzate anche sul territorio bergamasco, il film ha coinvolto alcune realtà locali, tra cui BSE Studios, società di post-produzione con sede a Bergamo. Una collaborazione che ha contribuito a costruire una filiera produttiva radicata nel territorio, capace di portare un progetto nato nella nostra provincia fino a una piattaforma internazionale.
Il legame con Bergamo non è solo produttivo, ma anche umano e professionale. «Bergamo è una città estremamente efficiente e professionale, qualità fondamentali per chi lavora in ambito artistico», sottolinea Moscogiuri, che negli ultimi anni si è trasferita da Milano a Bergamo. «La vicinanza con Milano è un vantaggio, ma Bergamo ha tutte le potenzialità per diventare un punto di riferimento autonomo per il cinema indipendente».
L’attrice ci lascia anche qualche spoiler per il futuro. Il percorso avviato con Dead Star proseguirà con Die by Desire, secondo lungometraggio attualmente in lavorazione, e con A Beautiful Hell, progetto dal respiro più internazionale. Intanto, nel 2026 sono previste proiezioni evento in cinema selezionati, con l’obiettivo di portare Dead Star anche sul grande schermo.
Intervista a cura della Redazione.
Immagini di copertina e fermoimmagini fornite e pubblicate sotto il consenso della produzione.






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