La quiete notturna del paese è stata interrotta da un boato improvviso intorno alle 4 di sabato 15 novembre. A svegliare di soprassalto diversi residenti di via Marconi è stata l’esplosione che ha sventrato lo sportello Bancomat del Banco Bpm, preso di mira dalla cosiddetta “banda del botto”, il gruppo specializzato nei colpi con l’esplosivo che negli ultimi mesi ha colpito a più riprese in provincia di Bergamo.
Secondo quanto ricostruito, i malviventi erano tre. A bordo di una station wagon – probabilmente un’Audi – sono arrivati alla filiale in zona Torrette. Due hanno agito direttamente sul bancomat, mentre un terzo è rimasto sull’altro lato della strada a fare da palo, ripreso dalle telecamere con volto coperto e un sacchetto in mano. L’azione, fulminea, è durata in tutto poco più di un minuto e mezzo.
L’esplosione, generata da un ordigno artigianale, ha aperto la cassa automatica permettendo ai ladri di afferrare le banconote e fuggire immediatamente, lasciando dietro di sé detriti. Il bottino è ancora in fase di quantificazione, ma è verosimile che si tratti di alcune migliaia di euro.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Bergamo, che nelle prossime ore analizzeranno in dettaglio le immagini della videosorveglianza comunale e privata per ricostruire i movimenti dell’auto e identificare la banda. Diversi cittadini, affacciatisi dopo l’esplosione, hanno confermato la presenza dell’Audi parcheggiata con il bagagliaio aperto e il motore acceso, pronta per una fuga immediata.
Un modus operandi già visto in provincia
Il colpo di Ranica arriva a poco più di un mese da una vasta operazione condotta dai carabinieri tra Brescia, Asti, Lodi e Milano, che aveva portato all’arresto di sei persone ritenute responsabili di una serie di assalti esplosivi ai danni di bancomat e grandi esercizi commerciali, tra cui anche lo sportello di Bonate Sopra.
Le indagini, avviate dopo il furto alla banca Crédit Agricole di Albosaggia (Sondrio) del dicembre scorso, avevano permesso di ricostruire l’esistenza di un gruppo organizzato con base nel Bresciano. La banda effettuava sopralluoghi preliminari, oscurava le telecamere e talvolta interrompeva l’illuminazione pubblica prima di piazzare ordigni artigianali collegati a batterie rubate sul posto. Nel corso dei vari colpi, gli indagati erano riusciti a impadronirsi complessivamente di decine di migliaia di euro, tra contanti e merce.
Non è ancora chiaro se il colpo di Ranica sia riconducibile a un gruppo ancora operativo o a nuovi soggetti che adottano la stessa tecnica. Spetterà ai carabinieri chiarire eventuali collegamenti e risalire ai responsabili.
Fonte: L’Eco di Bergamo, Bergamonews / Immagine di copertina: fermo delle telecamere di sorveglianza, video pubblicato da L’Eco di Bergamo






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