Domenica 2 novembre, nella Chiesa dei Santi Sette Fratelli Martiri, l’Elevazione Musicale del Gruppo Ottoni del Politecnico delle Arti – Conservatorio “G. Donizetti” ha regalato a Ranica una serata intensa e profondamente sentita. Per il Maestro Ermes Giussani, che da anni guida la formazione, è stato l’ultimo concerto: un momento che ha assunto il valore di un saluto affettuoso e condiviso.

Per introdurre la serata, l’assessore Taiocchi ha ricordato la storia e la passione dei giovani musicisti, sottolineando come molti di loro abbiano iniziato il proprio percorso nelle bande locali — compresa quella di Ranica — realtà che da sempre rappresentano un vivaio prezioso di talenti. Le sue parole hanno restituito il legame tra la formazione del gruppo e il tessuto culturale del territorio.

In platea erano presenti anche amministratori di altri comuni: l’assessore al bilancio di Torre Boldone, il sindaco di Aviatico e il sindaco di Villa di Serio, oltre ovviamente agli assessori di Ranica, testimonianza della stima che il gruppo e il Maestro hanno saputo costruire negli anni.

A nome della comunità ospitante è intervenuto, al termine della serata, il sindaco di Ranica, Parma, che si è detto lusingato per la scelta di celebrare proprio nel paese l’ultimo saluto al Maestro. Al termine della serata, insieme agli assessori Tribbia e Taiocchi, ha consegnato a Giussani una targa commemorativa, gesto semplice ma significativo per riconoscere il valore del suo lungo impegno.

Il programma musicale ha alternato pagine classiche, brani moderni e incursioni nel repertorio contemporaneo, sostenuto da interventi brevi e talvolta emozionati che hanno ricordato il percorso dei ragazzi e l’importanza della guida del Maestro. Ogni esecuzione sembrava un grazie affidato al suono, più che alle parole.

Il finale ha suggellato l’atmosfera della serata: terminato l’ultimo brano, il pubblico ha continuato ad applaudire a lungo, anche mentre lasciava lentamente la chiesa e mentre i musicisti si disponevano per la foto di gruppo. Un applauso che non si è spento subito, come a voler prolungare un momento destinato a restare nella memoria della comunità.

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