I referendum abrogativi del 2025 si sono conclusi con un nulla di fatto. A livello nazionale l’affluenza si è fermata intorno 30%, con qualche variazione tra le Regioni, ma ben lontana dal quorum del 50%+1 necessario per rendere valida la consultazione. Anche a Ranica, nonostante una partecipazione leggermente superiore alla media nazionale, l’affluenza si è fermata al 34 %, pari a circa 1 630 votanti. Troppo pochi per far passare i cinque quesiti proposti.

Risultati degli scrutini

Seppur non validi a causa del quorum non raggiunto, ecco i risultati degli scrutini delle urne ranichesi.

1️⃣🟩 Reintegro licenziamenti illegittimi

SI (81,85 %) – NO (18,15 %)

2️⃣🟧 Licenziamenti e limite indennità

SI (83,51 %) – NO (16,49 %)

3️⃣⬜️ Tutela contratti a termine

SI (83,62 %) – NO (16,38 %)

4️⃣🟥 Responsabilità infortuni sul lavoro

SI (85,03 %) – NO (14,97 %)

5️⃣🟨 Cittadinanza italiana dopo 5 anni

SI (64,65 %) – NO (35,35 %)

Considerazione finale sul referendum

Indubbiamente la complessità dei temi oggetto del voto, in particolare quelli legati al mondo del lavoro, hanno inficiato pesantemente sul risultato finale, come sostengono alcuni osservatori. Si tratta di materie che spesso richiedono un approfondimento tecnico, giuridico e politico non facilmente riducibile a un sì o un no. Proprio per questo motivo c’è chi ritiene che riforme di tale portata dovrebbero essere discusse e affrontate in sede parlamentare, anziché affidate allo strumento referendario.

Il flop referendario riapre la discussione sul sistema stesso del referendum abrogativo e, in particolare, sulla soglia del 50%+1 necessaria per validare il voto. Un meccanismo che, oltre a scontrarsi con la ormai dilagante disaffezione degli elettori verso la Cosa pubblica, presenta anche un effetto paradossale: chi è contrario al quesito non è spinto ad andare alle urne per votare “no”, piuttosto può scegliere consapevolmente di non partecipare, confidando nel fallimento del quorum. È una tattica legittima, utilizzata spesso e volentieri dalle forze politiche contrarie ai quesiti proposti, ma che solleva interrogativi sul lungo periodo. Se l’astensione strategica diventa la norma, infatti, il rischio è quello di disabituare i cittadini all’esercizio del voto, indebolendo progressivamente il rapporto tra società civile e strumenti democratici.

Lo storico dei referendum a Ranica

Nel panorama di Ranica, l’affluenza ai referendum nazionali ha mostrato oscillazioni significative nel tempo. La prima consultazione del nuovo millennio ha portato alle urne il 40 % degli elettori nel referendum costituzionale del 2001, seguita da un calo al 23 % nel 2003 (lavoro ed elettrodotti) e a 21 % nel 2005 (procreazione medicalmente assistita). Il 62 % del 2006 (riforma costituzionale) testimonia invece un picco di partecipazione nelle battaglie istituzionali.

Nel 2009 (legge elettorale) registriamo il minimo storico: l’astensionismo torna protagonista con un affluenza del 20%, mentre nel 2011 Ranica si rialza significativamente, registrando un 56 % quando i quesiti abbracciavano temi sensibili come acqua, energia nucleare e il legittimo impedimento dei politici.

Nel 2016, la tornata si divide in due: ad aprile, il referendum sulle trivellazioni in mare raccoglie un 34%, mentre a dicembre la riforma costituzionale Renzi–Boschi supera l’82% (record storico di Ranica per un referendum), un risultato riflesso del forte coinvolgimento per questioni di sistema .

Il 2020 porta un altro dossier costituzionale: il taglio dei parlamentari, con un’adesione al voto del 61%, anche più alta della media nazionale (53,8%) . Infine, la tornata del 2022 sui quesiti giustizia, con cinque proposte abrogative, fa registrare un flop: il 23% di partecipazione per Ranica, in linea con il calo nazionale al 20,4%.

Questo storico evidenzia chiaramente come a Ranica – e in Italia – la partecipazione sia direttamente proporzionale alla percezione del tema referendario: più il quesito appare centrale per la collettività, più cresce il coinvolgimento. Viceversa, la proliferazione di consultazioni su tematiche tecniche tende a generare indifferenza, rendendo lo strumento referendario potenzialmente debole o addirittura strumentalizzato.


Fonte: Eligendo – Ministero dell’Interno / Immagine di copertina: modenatoday.it

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