Incredulità, rammarico, commozione, ma anche gratitudine per il suo papato che ha lasciato un segno indelebile nella Chiesa cattolica. Queste sono state le emozioni della comunità di Ranica raccoltasi ieri sera nel cuore della chiesa parrocchiale per una celebrazione in ricordo di Papa Francesco.

Ieri mattina, la notizia della sua morte ha attraversato le vie del paese come un vento gelido, in contrasto con la tiepida giornata di primavera finalmente sbocciata dopo lunghe settimane di pioggia. Dopo poco è arrivato l’invito, da parte dei sacerdoti ranichesi, di partecipare al suffragio del Santo Padre in una celebrazione straordinaria in programma quella sera.

La risposta della comunità è stata immediata: la chiesa era gremita di fedeli, uniti nella volontà di ricordare per sempre il proprio “Papa degli ultimi”.

Don Francesco sul Papa: “Insegna a testimoniare la fede anche nella sofferenza”

«Il compito della Chiesa, come quello di Pietro, è annunciare una storia che ha dell’incredibile: la risurrezione» ha detto il parroco durante l’omelia. Una storia che spesso si scontra con la logica delle “fake news”, di chi preferisce una verità più comoda, meno impegnativa. «Pensare alto, o addirittura pensare al di là, può diventare scomodo per la vita al di qua», ha ammonito, ricordando che la fede chiede il coraggio di andare controcorrente, di scegliere valori assoluti anche quando costano fatica.

Don Francesco ha poi richiamato la figura di Papa Francesco, che ha saputo incarnare questa testimonianza anche nei giorni della sofferenza: «Non è così esaltante il Venerdì Santo, eppure la gioia della Pasqua e il dolore della croce sono inseparabili: lo sono stati per Gesù, lo sono stati anche per il Papa». E proprio in questa fedeltà alla verità, anche quando è scomoda, si trova la vera eredità di Francesco: una tradizione che non è solo memoria, ma consegna viva di un annuncio che continua a provocare e a interrogare ogni credente.

Il ricordo toccante di Don Paolo: “Un padre che ha scelto di stare con la gente”

Con commozione palpabile, don Paolo ha aperto il suo ricordo personale, quasi sussurrando le due date che hanno segnato la sua vita al fianco del Papa.
La prima, il 13 marzo 2013, giorno dell’elezione di Francesco: «Ero in piazza San Pietro, e mi ha colpito la sua umanità disarmante. Chiese silenzio e preghiera, non applausi. Un Papa che si è affidato subito al popolo».
La seconda, il 17 giugno 2016, quando Francesco visitò la comunità di sacerdoti in difficoltà che don Paolo aiutava: «Venne come padre, non come giudice. Non chiese spiegazioni, ma portò solo amore e tenerezza».

Don Paolo ha ricordato il desiderio del Papa di vivere a Santa Marta, non per austerità, ma per il bisogno profondo di stare tra la gente, di respirare il vissuto reale delle persone, di non chiudersi mai in una torre d’avorio. «Riportare Cristo al centro della Chiesa», questo era il suo sogno e la sua missione, ha ribadito don Paolo. E oggi, nel giorno del suo passaggio, il Papa ci ricorda che la vita è davvero un passaggio, e che la morte non è una fine, ma una porta verso l’eternità.

Un’eredità che resta: “Con voi rimane il Risorto”

Non sono solo parole, quelle pronunciate ieri sera nella chiesa di Ranica. Sono semi di speranza, affidati a una comunità ferita, ma determinata a custodire il messaggio di Francesco.

Il dolore per la perdita del Papa si mescola alla gratitudine per il suo esempio di amore autentico, di umiltà, di servizio.
«Non temete», sembra sussurrare ancora Papa Francesco, «perché con voi rimane il Risorto, e rimane per sempre». Un’eredità di fede e di coraggio, che la comunità di Ranica si impegna a portare avanti, nel ricordo di un pastore che ha saputo “impregnarsi dell’odore delle pecore” e restare, fino all’ultimo, vicino ai suoi.

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