Aggiornamento del 12 aprile, pomeriggio

Ieri i pantaloni della donna sono stati trovati sulle rive del fiume Serio a Scanzorosciate, un chilometro più a valle. Questo è il terzo oggetto, unito al portafogli e alla giacca, ritrovato in acqua (o nelle sue immediate vicinanze): si sempre più plausibile l’ipotesi per cui la donna sia morta dopo il tentativo di guadare il fiume.

Ecco la ricostruzione dell’ipotesi che al momento sembra più plausibile. Dopo aver trascorso la giornata di giovedì sulla “spiaggia” di Villa di Serio, prima in compagnia di amici e poi di alcuni spacciatori – avrebbe iniziato a risalire da sola la sponda opposta rispetto a quella dove è stata poi trovata senza vita. Giunta nei pressi del cavalcavia della SP35, in uno stato presumibilmente alterato dall’uso di alcol o sostanze, potrebbe aver tentato di guadare il fiume, che in quel punto ha un livello d’acqua basso.

Per non bagnare gli indumenti, si sarebbe tolta il giubbotto rosso e i pantaloni, poi tenendoli in mano. Anche il portafoglio è stato rinvenuto in acqua sabato da un passante: tutto lascia pensare che avesse con sé questi effetti personali durante l’attraversamento del fiume, finiti in acqua nel momento in cui avrebbe perso l’equilibrio o inciampato sui sassi, finendo completamente immersa.

Raggiunta faticosamente la riva di Alzano, potrebbe essersi trascinata sulle pietre – circostanza compatibile con le escoriazioni e i lividi presenti sul corpo – fino al punto dove si sarebbe accasciata, forse colta da un malore causato dal mix di sostanze assunte e dallo shock termico. Restano da ritrovare le scarpe e una camicetta, mentre il cellulare e la borsa, stando a quanto riferito da conoscenti, li avrebbe lasciati a casa di un amico.

10 aprile: l’arrivo in autostop, la presenza di una persona con lei.

In queste ore, 10 aprile, si cerca di risalire agli ultimi contatti della donna per cercare di sciogliere alcuni interrogativi aperti, in attesa degli esami istologici e tossicologici che chiariranno le cause del decesso, ma per le quali ci vorrà qualche settimana.

Intanto è noto che la quarantaquattrenne si è recata ad Alzano da Carugate in autostop. Il conducente è stato identificato e sentito, ma è estraneo alla vicenda. Ha però affermato che la donna indossava una giacca rossa, confermando che l’indumento ritrovato poche ore prima nel fiume le appartenesse. Tra l’altro, la giacca rossa è stata ritrovata sul versante di Villa di Serio, aiutando a comprendere gli ultimi movimenti della donna, che nel frattempo stanno emergendo grazie alle telecamere di sorveglianza. Ancora nessuna traccia del suo cellulare e dei vestiti.

Inoltre emerge che la donna si sarebbe recata nei pressi del fiume con il portafogli appresso. Può sembrare un dettaglio, ma consente di trarre delle ipotesi aggiuntive. Il suo portafogli è stato ritrovato (contenente i documenti) nel greto del fiume il giorno prima della scoperta del cadavere. Nello specifico, un giovane passante lo avrebbe notato e raccolto, consegnandolo alle autorità il giorno seguente, domenica, dopo aver saputo delle indagini in corso.

Se la donna si trovava al fiume con il portafoglio e i documenti – che probabilmente le sono caduti mentre camminava sui sassi – è verosimile che avesse con sé anche il cellulare. Questo rafforza l’ipotesi che qualcuno, dopo il decesso, abbia fatto sparire sia il telefono sia i vestiti, e che avrebbe fatto lo stesso con i documenti, se non fosse che erano dispersi. Resta da chiarire il motivo di questo gesto.

Comunque, sembra che questo “qualcuno” non abbia provocato lesioni alla donna, ma gli inquirenti indagano per omicidio anche per poter svolgere tutti gli accertamenti del caso. Resta da capire il motivo del decesso e soprattutto perché quel “qualcuno” ha cercato di occultare l’identità della vittima. Importanti saranno gli esiti degli esami istologici dei campioni prelevati durante l’autopsia, che necessitano però di diverse settimane di tempo.

9 aprile: la donna era compagnia e si trovava già nel luogo del decesso.

Oggi, 9 aprile, è stata confermata l’identità della donna, 44enne di origine marocchine. Si aggiunge che è nata e cresciuta ad Alzano, dove vive ancora la sua famiglia – padre, madre e alcuni fratelli – nonostante si fosse trasferita a Carugate. Prima del decesso era di ritorno proprio dal comune milanese, probabilmente per incontrare i familiari, che però dichiarano di non averla più vista.

Inoltre è stato confermato che il corpo si trovava sotto il ponte da circa 48 ore al momento del ritrovamento, ma soprattutto che non sarebbe mai stato spostato. I segni analizzati confermano che la vittima è morta sul posto, in posizione supina, escludendo l’ipotesi che sia stata gettata dall’alto o trasportata successivamente. Alcune lesioni cutanee, inizialmente attribuite a fenomeni post-mortem, si sono rivelate lividi.

Le indagini suggeriscono che quasi certamente la donna si trovava già sotto il ponte prima della morte, molto probabilmente in compagnia di qualcuno. Sarebbe poi deceduta sui sassi e il suo corpo abbandonato dal possibile individuo che era con lei, il quale, preso dal panico, potrebbe aver trascinando il corpo e fatto sparire i suoi vestiti e oggetti personali.

Restano però parecchi interrogativi. In primis, se la sua morte sia stata provocata dalla persona che era con lei (potrebbe averla picchiata), oppure se il decesso sia causato da un malore o da un’overdose. È noto infatti che la donna facesse uso di sostanze, ma solo gli esami tossicologici chiariranno se siano state proprio queste a risultare fatali per lei.

Tutti gli effetti personali, compreso il cellulare, risultano ancora dispersi, mentre i carabinieri stanno incrociando testimonianze, immagini di videosorveglianza e tabulati telefonici per cercare di ricostruire i suoi ultimi spostamenti. Nessun testimone ha ancora riferito di averla vista nei giorni precedenti al ritrovamento.

La vicenda dall’inizio

Un inquietante episodio ha scosso la Bergamasca: nella mattinata di domenica 6 aprile è stato ritrovato il cadavere di una donna nel greto del fiume Serio, sotto il cavalcavia del provinciale SP35 che collega Alzano Lombardo a Ranica.

Alle ore 10 circa, un passante ha segnalato la presenza del corpo sul letto asciutto del fiume, scorgendolo nei pressi di un pilone dello snodo stradale soprastante. Al momento del ritrovamento, la vittima – inizialmente ritenuta avere tra i 30 e i 35 anni – era priva di documenti e indossava esclusivamente biancheria intima e una canottiera, quest’ultima arrotolata fin sotto le ascelle. Sul corpo sono stati notati tatuaggi, segni di trascinamento sulle braccia e sul viso, ed escoriazioni che hanno fatto immediatamente sorgere il sospetto di un possibile omicidio.

Un quadro complicato

Le forze dell’ordine, giunte tempestivamente sul posto assieme ai Vigili del fuoco e agli operatori del 112, hanno trovato il corpo privo di segni evidenti di violenza esterna: non sono state riscontrate ferite da arma da taglio o da fuoco, né fratture esposte, né tracce di sangue. Sui gomiti e sul viso delle escoriazioni compatibili con segni di trascinamento, come se qualcuno l’avesse presa per le gambe. Anche il momento del decesso è incerto, mentre è probabile che il corpo si trovasse sul greto addirittura già da due giorni.

Le ipotesi

Tutti gli interrogativi sono ancora aperti: la donna avrebbe potuto cadere accidentalmente o essersi tolta la vita, oppure sarebbe stata vittima di un gesto criminoso? Per ora gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Bergamo, hanno aperto un fascicolo per omicidio volontario. Dai primi accertamenti, infatti, l’ipotesi del gesto estremo solleva alcune perplessità, vista la modesta altezza del ponte e considerando la posizione degli arti al momento del ritrovamento, che sembrano suggerire un possibile trascinamento del corpo.

Le indagini si concentrano ora sul recupero di eventuali tracce: dai rilievi delle impronte e dei campioni raccolti sul corpo, al controllo dei sistemi di rilevamento delle targhe delle automobili transitanti nella zona nei giorni precedenti il ritrovamento.

L’autopsia e l’identificazione

L’autopsia, inizialmente prevista per il 9 aprile, è stata anticipata e si è svolta oggi, lunedì 7 aprile, presso la camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Secondo fonti interne, il procedimento si è concluso dopo circa tre ore di lavori, lasciando i medici e gli inquirenti con un quadro “più complicato del previsto”, come ha affermato il pubblico ministero.

Perlomeno la donna è stata identificata: si tratterebbe di una 44enne di origini marocchine, residente in un’altra provincia, probabilmente con una vita molto complicata e ai margini. Si sa che i familiari vivono in zona, ma che lei da tempo s’era trasferita fuori provincia. Era alta circa 1,65, fisico atletico, capelli crespi e carnagione olivastra.

Il punto sulla situazione

Al momento, le indagini sono ancora lontane da una conclusione e nessuna ipotesi è esclusa. Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Giulia Angeleri, stanno lavorando a ritmo serrato per ricostruire la dinamica dei fatti e, in particolare, per comprendere se vi siano stati tentativi deliberati di nascondere l’identità della vittima, come suggerito dalla mancanza di effetti personali e dalla disposizione degli indumenti. Ogni dettaglio potrebbe rivelarsi decisivo per fare luce su questo mistero, che nemmeno l’autopsia sembra aver chiarito. Così emerge da una nota dei Carabinieri rilasciata pochi minuti fa: «Pur confermando l’assenza di evidenti segni di violenza sul corpo, l’esito dell’esame, finalizzato a stabilire la causa della morte, non è stato dirimente, così da richiedere l’effettuazione di ulteriori accertamenti di natura tossicologica ed istologica che saranno svolti nei prossimi giorni».


Fonte e immagine di copertina: L’Eco di Bergamo

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