Nonostante l’assenza di tappe bergamasche nel Giro d’Italia di quest’anno, il nostro territorio potrà riscattarsi grazie al passaggio del Giro femminile, che prenderà il via con due tappe nella nostra provincia, regalando visibilità a Ranica e ai comuni limitrofi.
La prima frazione di gara, una cronometro individuale di 13,6 km, si terrà domenica 6 luglio: partirà dal moderno complesso Chorus Life di Bergamo e si concluderà sul Sentierone, dopo aver attraversato Torre Boldone, Ranica e Alzano Lombardo. Una prova contro il tempo, definita dalla direttrice del Giro, Giusy Virelli, «adatta alle specialiste», che metterà in luce non solo le atlete, ma anche le bellezze del nostro territorio.
Nel nostro paese la tappa del Giro passerà dunque domenica 6 luglio, percorrendo l’ex provinciale di Via Marconi che, di conseguenza, sarà chiuso al traffico dalle ore 7 alle 15.
Lunedì 7 luglio, il Giro continuerà con la seconda tappa, la Clusone-Aprica di 99 km, attraversando la Val Seriana e la Val Camonica. Decisivo potrebbe rivelarsi il breve ma impegnativo strappo di Santicolo, posizionato a pochi chilometri dal traguardo, che promette spettacolo.
Il Giro proseguirà poi con altre sei tappe, portando le cicliste lungo un percorso che attraverserà alcune delle più affascinanti regioni d’Italia. La terza frazione (Vezza d’Oglio-Trento) affronterà il Passo del Tonale e la “Cima Alfonsina Strada” a 1.883 metri. Il 9 luglio sarà il turno della prima vera salita con la Castello Tesino-Pianezze (Valdobbiadene), mentre il Veneto ospiterà una tappa pianeggiante da Mirano a Monselice.
L’ultima parte del Giro sarà caratterizzata da tre frazioni impegnative: la Bellaria-Terre Roveresche (Orciano di Pesaro), con un finale da classiche, seguita dal secondo arrivo in salita della Fermignano-Monte Nerone, con pendenze superiori all’8%. Infine, il gran finale di domenica 13 luglio porterà le atlete da Forlì a Imola, con 2.200 metri di dislivello e il celebre circuito dei Mondiali 2020, che si concluderà all’interno dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari.
Fonte: L’Eco di Bergamo







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