Durante il suo incontro a Ranica, Giorgio Gori, europarlamentare e già sindaco di Bergamo, ha condiviso la sua visione sul futuro dell’Europa. Il dialogo, guidato dalle domande di Jacopo Scandella (consigliere regionale) e Giorgia Gandossi (consigliere provinciale) e arricchito dalle domande del pubblico, ha toccato temi cruciali: il ruolo delle istituzioni europee, l’ascesa delle estreme destre, l’impatto del ritorno di Donald Trump, le sfide della transizione ecologica nel settore automotive, e la crisi in Ucraina.
Dai territori a Bruxelles: l’esperienza di Gori in Europa
Con dieci anni di esperienza come sindaco di Bergamo, Gori ha descritto il suo passaggio al Parlamento Europeo come un vero cambio di paradigma. “Amministrare una città è un’attività concreta, diretta e con un forte impatto visibile sui cittadini. A Bruxelles, invece, il mio ruolo è meno immediato: sono uno su 720 e il potere è distribuito tra diverse istituzioni”. Questa differenza strutturale è stata inizialmente fonte di smarrimento, ma Gori ha trovato nel lavoro europeo un terreno fertile per nuove sfide.
Come membro della commissione ITRE (Industria, Ricerca ed Energia), Gori ha assunto il ruolo di vicepresidente, concentrandosi su temi come la transizione energetica, il futuro delle industrie tradizionali e lo sviluppo di nuovi settori tecnologici. Parallelamente, nella commissione Affari Esteri, il parlamentare si occupa di relazioni strategiche, con particolare attenzione ai paesi africani della sponda mediterranea. “In Europa è fondamentale trovare una nicchia di competenza e diventare un punto di riferimento su temi specifici”, ha spiegato Gori, sottolineando la necessità di specializzazione per incidere in un contesto così complesso.
Estreme destre in Europa: un nuovo equilibrio politico
Uno dei temi centrali dell’intervento di Gori è stato l’avanzamento delle forze di estrema destra nel panorama politico europeo. L’alleanza storica tra popolari e socialisti, che per decenni ha costituito l’architrave dell’Unione Europea, appare oggi meno solida. “Il cordone sanitario che separava le forze democratiche dalle estreme destre si sta allentando. Il dialogo avviato da Giorgia Meloni con Ursula von der Leyen ne è un esempio chiaro”, ha detto Gori, evidenziando come questa nuova dinamica possa cambiare profondamente gli equilibri istituzionali.
La destra, rappresentata a livello europeo dai Conservatori e Riformisti (ECR) e dal gruppo Identità e Democrazia (ID), sta guadagnando terreno, non solo in Parlamento ma anche nei governi nazionali. In Francia, Germania e Italia, l’estrema destra ha ormai una presenza consolidata e, in alcuni casi, governa interi paesi. “In Italia, il processo di normalizzazione della destra è iniziato con Berlusconi, ma oggi l’Europa sta vivendo un cambiamento simile su scala continentale”, ha aggiunto.
Secondo Gori, la risposta delle forze democratiche deve essere chiara: rifiutare qualsiasi deriva che metta a rischio i valori fondanti dell’Unione Europea, come la solidarietà e il rispetto dello Stato di diritto. Tuttavia, ha ammesso che mantenere l’unità tra le diverse anime del Parlamento — popolari, socialisti, liberali e verdi — è una sfida sempre più complessa, soprattutto di fronte alla tentazione dei popolari di spostarsi verso destra.
Trump e il rischio di una risposta europea frammentata
Con le elezioni presidenziali americane del 2024, Gori ha sottolineato le implicazioni del ritorno di Donald Trump per l’Europa. “Trump non ha mai nascosto il suo scetticismo verso l’Unione Europea, considerandola un gruppo di ‘profittatori’ che beneficia della protezione americana senza contribuire in modo adeguato alla sicurezza comune”.
Il rischio principale, secondo Gori, è che Trump spinga per una politica di rapporti bilaterali con i singoli stati membri, indebolendo la forza contrattuale dell’Unione. “Se l’Europa si presenta frammentata, sarà impossibile contrastare l’approccio protezionistico di Trump, basato sull’imposizione di dazi che potrebbero colpire duramente le nostre esportazioni”, ha spiegato.
A questo si aggiunge la possibilità che gli Stati Uniti riducano il loro impegno militare in Europa, concentrandosi sul quadrante indo-pacifico per contrastare l’ascesa della Cina. Un simile spostamento di priorità lascerebbe l’Europa in una posizione di vulnerabilità, proprio mentre è chiamata a gestire la crisi ucraina e altre sfide geopolitiche.
Automotive e Green Deal: il dilemma europeo
La transizione ecologica, cuore del Green Deal europeo, rappresenta una sfida enorme per il settore automotive. L’obiettivo di eliminare i motori a combustione interna entro il 2035 è ambizioso, ma rischia di avere conseguenze economiche e sociali rilevanti. “L’industria europea dell’auto ha investito 250 miliardi di euro nell’elettrificazione, ma i veicoli elettrici restano troppo costosi per il consumatore medio. Questo, unito alla concorrenza cinese, sta creando una crisi senza precedenti”, ha spiegato Gori.
La Cina, con la sua produzione di massa e il controllo delle materie prime critiche come il litio, domina il mercato delle auto elettriche. Le case automobilistiche europee, invece, faticano a competere e stanno già riducendo la produzione in alcuni stabilimenti. “Non possiamo ignorare il rischio di una dipendenza strategica dalla Cina, né possiamo permetterci di distruggere intere filiere industriali legate ai motori tradizionali”, ha avvertito Gori.
Secondo l’europarlamentare, è necessario adottare un approccio più flessibile, che includa tecnologie alternative come i biocarburanti e i carburanti sintetici. Inoltre, è fondamentale garantire che la transizione non si traduca in una perdita di posti di lavoro, soprattutto in paesi come l’Italia, dove il settore automotive rappresenta una parte importante dell’economia.
Energia: rinnovabili, nucleare e sfide della domanda crescente
La questione energetica è strettamente legata alla transizione ecologica. Gori ha evidenziato come la crescita delle energie rinnovabili sia essenziale, ma non sufficiente per soddisfare una domanda di energia in costante aumento. “Le rinnovabili sono instabili per natura: il sole non splende sempre e il vento non soffia costantemente. Per garantire una fornitura continua, dobbiamo considerare altre opzioni, come il nucleare di nuova generazione”, ha detto.
Gli small modular reactors, piccoli reattori nucleari modulari, potrebbero rappresentare una soluzione praticabile. Questi impianti, più sicuri ed efficienti rispetto alle centrali tradizionali, potrebbero contribuire a ridurre le emissioni senza aumentare la dipendenza dal gas. Tuttavia, Gori ha riconosciuto che il nucleare rimane un tema divisivo e che qualsiasi decisione in merito richiederà un ampio consenso politico e sociale.
Ucraina: sacrificio territoriale o resistenza ad oltranza?
La guerra in Ucraina è stata un altro tema centrale dell’incontro. Gori ha sottolineato il forte sostegno del Parlamento Europeo al popolo ucraino, ma ha anche riconosciuto che la fatica del conflitto sta iniziando a pesare. “Il rischio è che la pressione internazionale spinga verso un compromesso che comporti sacrifici territoriali, come la rinuncia alle zone del Donbass o del Kursk”, ha detto.
Secondo Gori, la posizione degli Stati Uniti sarà cruciale. Il ritorno di Trump alla presidenza USA potrebbe accelerare una soluzione diplomatica, ma a costo di imporre concessioni all’Ucraina. “Un’Ucraina smilitarizzata sarebbe vulnerabile a future aggressioni russe. È essenziale trovare un equilibrio che garantisca la sicurezza del paese senza compromettere i principi di sovranità e integrità territoriale”, ha concluso.
Europa al bivio?
L’intervento di Giorgio Gori a Ranica ha evidenziato con chiarezza la condizione di transizione in cui si trova l’Europa. Da un lato, l’Unione affronta sfide interne che mettono alla prova la coesione politica e i suoi valori fondanti: l’ascesa delle estreme destre, le tensioni tra i principali gruppi parlamentari e l’incertezza sulle future alleanze. Dall’altro, le pressioni esterne — la guerra in Ucraina, le politiche protezionistiche di Trump, la competizione con la Cina e la necessità di una transizione ecologica giusta — obbligano l’Europa a rafforzare la propria capacità di agire come un soggetto unitario e autorevole.
Il bivio è evidente: da una parte c’è la strada della frammentazione e del ritorno a logiche nazionalistiche che rischiano di indebolire il continente, rendendolo incapace di competere su scala globale. Dall’altra, un percorso che richiede compromessi, ma che potrebbe rafforzare l’integrazione e proiettare l’Europa come leader in settori strategici come la sostenibilità, la tecnologia e la difesa dei diritti.
La direzione che l’Europa sceglierà di prendere dipenderà dalla capacità dei suoi leader di agire con lungimiranza, mettendo da parte interessi di parte a favore di un progetto comune. In un mondo sempre più polarizzato e instabile, l’Unione Europea deve decidere se vuole essere un attore protagonista o uno spettatore passivo. Come ha sottolineato Gori, questo è il momento di restare “nel gioco” e di guidare il cambiamento. L’Europa è davvero a un bivio: la scelta di quale strada percorrere non riguarda solo il suo futuro, ma quello di milioni di cittadini che ancora credono in un progetto europeo capace di affrontare le sfide del XXI secolo.
Fonte: inviato della Redazione / Immagine di copertina: dal profilo Facebook di Jacopo Scandella







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