Da sempre Ranica TV si batte e si impegna a riportare notizie accuratamente accertate e a fare chiarezza sotto alcuni punti che spesso vengono trascurati e lanciati in rete senza essere revisionati con cura. Vista la calendarizzazione della legge per la discussione in Senato di questa mattina, abbiamo deciso di scrivere un approfondimento, il quale è frutto di un’attenta analisi dei contenuti sul web rapportati con la realtà dei fatti, che spesso purtroppo si discosta da ciò che viene raccontato. L’articolo cerca di rimanere il più imparziale possibile, senza voler innescare polemiche derivanti dai più disparati orientamenti politici o sociali, sarà poi il lettore che al termine potrà trarre le sue conclusioni.
In breve, l’articolo precisa alcuni punti che sono stati fraintesi dall’opinione pubblica, raccogliendo fonti certe sulla realtà (si veda la bibliografia alla fine della pagina); non si vuole attaccare alcuna corrente di pensiero e nessun soggetto in particolare.

Fatta questa doverosa premessa, partiamo con il precisare quello di cui andremo a parlare, cioè della tanto discussa “Legge Zan”.

Il Disegno legge Zan (dal nome del relatore, Alessandro Zan) è un progetto legislativo che propone la modifica agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale (nota bene: modificare non significa sostituire, la legge è da considerarsi un’estensione delle norme già in vigore come vedremo nel corso dell’articolo), in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. È stato presentato il 2 maggio 2018 ed è stato in stallo tra le due camere (la Camera l’ha approvato il 4 novembre 2020, a differenza del Senato che non aveva ancora dato il suo assenso nonostante il testo sia stato consegnato il 5 novembre 2020) fino a stamattina, quando è arrivata la notizia della sua calendarizzazione in Senato.

Perché se ne parla?

Nelle ultime settimane alcuni personaggi di rilievo (tra cui Fedez, Elodie, Beppe Sala, Roberto Saviano, Cristina Parodi, Alessandra Mussolini, Nicole Rossi, Ermal Meta, Loredana Bertè e diversi altri, passando anche da associazioni come Libera Contro Le Mafie e gli infermieri dell’Ospedale di Bari) hanno manifestato il loro favore verso la Legge Zan, alcuni di questi promuovendo una petizione sulla nota piattaforma “Change.org” (che ha raggiunto più di 330000 firme).

Inoltre se n’è parlato nell’ultimo periodo in seguito ai numerosi fatti di cronaca, i quali narrano episodi di discriminazione contro delle coppie omosessuali o transessuali. Per citarne alcuni: il 26 marzo, a Roma, J. P. e il suo ragazzo sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente da un uomo nella stazione della metropolitana. Quattro giorni dopo, D. di Brugherio ha ritrovato la sua macchina coperta da sputi dopo essere stato individuato dai alcuni uomini a conoscenza del suo orientamento sessuale. Per la stessa ragione A. di Vicenza è stato pestato in un parco pubblico il 14 marzo dopo un’imboscata preparata ad hoc. Il 29 marzo a Perugia la macchina di un altro giovane è stata rigata con scritto “sono gay”.

Una legge “liberticida”?

Secondo molti politici e non, la legge in questione non dovrebbe essere approvata perchè mina la sacrosanta libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione. Ma è veramente così?

È necessario fare una netta distinzione: un conto sono le opinioni personali, ad esempio se una persona sostiene che esiste solo una vera famiglia (la cosiddetta “tradizionale”), non è reato, ma l’obiettivo è quello di far comprendere (attenzione, non di convincere) che esistono altre forme di famiglia nel nostro paese, perciò non è vero che con questa legge non si potrà più dire quello che si pensa. Tuttavia, se una persona istiga all’odio (verbale o fisico) o lo compie, non rientra più nelle proprie libertà ma nella libertà di ogni individuo di vivere secondo le sue scelte. In questo caso è doveroso citare la celeberrima frase di Martin Luther King: “La mia libertà finisce dove comincia la vostra“.
Già oggi la legge Mancino (legge del 25 giugno 1993, n. 205) condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali; questo per dimostrare che nessuno limiterà la libertà di espressione tranne che questa venga utilizzata come forma d’odio.

Le norme esistenti non sono sufficienti?

Purtroppo è molto frequente il cosiddetto fenomeno dell’Under-reporting: c’è una sottostima molto forte dei reati di questo tipo perché le persone non denunciano vista la mancanza di una legge che chiami per nome l’omotransfobia. Secondo Zan, “la presenza della legge permetterà di avere una reale e più oggettiva stima della diffusione dei reati [..], oggi siamo solo sulla punta dell’iceberg di un fenomeno molto presente nel nostro paese”.
Infatti non tutti gli episodi che abbiamo riportato sopra rientrano nel numero “ufficiale” delle vittime di fenomeni di questo genere; da un lato perché solo una piccola parte di quelli sono stati presentati alle Forze dell’Ordine, dall’altro perché chi ha denunciato non è stato incluso in alcun prospetto (poichè non esiste) e perciò nessuno può conoscere esattamente il numero reale della diffusione di questo fenomeno.

È vero che la legge è discriminante verso gli eterosessuali?

Questa è una delle notizie false più diffuse sul web (alimentate soprattutto dalle pagine social dei politici, nb). In realtà il DDL Zan non difende solo gli omosessuali e transessuali, bensì tutti gli orientamenti sessuali. Per paradosso, se in un futuro una persona venisse discriminata in quanto etero potrebbe difendersi sulla base della nuova legge.

Questa legge è davvero così urgente? Non ci sono problemi più gravi da gestire?

Secondo Zan, questa affermazione è una tecnica diffusa che consiste nel deviare il focus dell’argomento.

In effetti è abbastanza palese che il tempo per discutere di queste leggi si può trovare facilmente: basti pensare alle lunghe discussioni sui bonus mobilità e altre questioni simili che hanno trovato ampio spazio per il dibattito politico.

Inoltre dando uno sguardo all’estero possiamo osservare che siamo notevolmente in ritardo: il 23 giugno 2004 (17 anni fa, ndr) il Consiglio dei Ministri francese ha approvato una proposta di legge contro l’omofobia molto più stringente del DDL Zan (per maggiori informazioni si veda Omosessualità e leggi antidiscriminatorie, Capitolo 2 Paragrafo 7); quindi l’urgenza non è dettata solo dai fenomeni che abbiamo visto prima, ma anche dalla notevole dilazione rispetto ad altri stati nel mondo.

La giustizia “ingolfata”?

In generale possiamo affermare che la legge Zan può essere utile alla giustizia, perché al giorno d’oggi alcuni giudici applicano a questo tipo di misfatti il cosiddetto reato per motivi abietti o futili. Ipoteticamente un giudice potrebbe utilizzare questo titolo, ma non è costretto a farlo, invece con il DDL in questione ci sarebbero delle linee guida che aiuterebbero la giustizia a stabilire le condotte contro le persone appartenenti alla comunità LGBT con più uniformità e chiarezza.

Transizione sociale, maggiore consapevolezza e accettazione

In molti si sono chiesti “da dove saltassero fuori i transgender e omosessuali”. La risposta è che essi non sono “comparsi” perché si sono svegliati una mattina con la luna di traverso. Semplicemente stiamo avendo più consapevolezza della loro esistenza fuori dalle scatole di emarginazione in cui sono sempre rimasti, ma soprattutto la società sta iniziando a mettere in discussione il loro ruolo (in modo positivo, in buona parte dei casi).

Per fare un esempio concreto: nei decenni passati il ruolo della donna è cambiato radicalmente: questo perché l’intera società ha subito una transizione e consapevolezza riguardo i diritti delle donne. Ad esempio, possiamo dire che gli uomini hanno accettato il fatto che anche le donne possano assumere ruoli che culturalmente erano riservati a loro. Si è creata insomma una fase in cui si sono rotti i soliti standard sociali in cui la donna era in cucina e il marito al lavoro, e noi oggi dobbiamo ringraziare le generazioni che hanno permesso alle donne di essere libere dalla gerarchia pressante che esisteva anche in Italia.

Ora, proviamo a spostare questo concetto su quello di cui stiamo parlando: la società di oggi è spaventata dal cambiamento perché fatica ad accettare che ci siano famiglie diverse da quella “tradizionale”, scordandosi però che quella “tradizionale” è un’idea sociale, statisticamente molto più diffusa rispetto a tutte le altre forme. Questa paura spesso ricade sui figli: si teme ad esempio che un compagno di classe con due genitori uomini potrebbe venire isolato o discriminato dagli altri coetanei perchè “diverso” da quella che viene comunemente definita “normalità”. Ecco perché è fondamentale un’educazione nuova e rivoluzionaria, anche nelle scuole.

In conclusione è necessario dire che, indipendentemente dal nostro assenso o dissenso, questo è un cambiamento che ci interroga e che dovremo affrontare; perciò è bene dare uno sguardo alla storia, a come la nostra società del passato ha già fatto fronte a lotte per diritti simili. Non possiamo evitare di volgere lo sguardo verso il futuro delle nuove generazioni.


Bibliografia

-Per le affermazioni in questo articolo si veda principalmente la video-intervista a Zan ai microfoni di La Repubblica.
-Per le informazioni più dettagliate riguardo al DDL Zan si veda la pagina ufficiale della Camera dei Deputati
-Per informazioni sulla Legge Anti-Discriminazione Razziale (Mancino) si veda la pagina di Wikipedia
-Per informazioni e dettagli psicologici riguardo il fenomeno dell’Under-reporting si veda la pagina di Wikipedia
-Per approfondire i reati d’odio si veda l‘inserto del Ministero dell’Interno
-Per informazioni sulle leggi antidiscriminatorie sull’omotransfobia nel mondo si veda la pagina di Wikipedia
-Per approfondire l’European Treaties and Legislation and National Constitutions and Legislation Expressly Prohibiting Discrimination Based On Sexual Orientation si veda la pagina ufficiale
– Per il discorso della Transizione sociale si veda Breaking Italy – episodio del 29 marzo 2021 di Alessandro Marsala

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